Leo Leone. Una vita dedicata agli ideali di libertà ed uguaglianza (Giulianova, 4 giugno 1893 – Teramo, 15 maggio 1973)
“…la lotta paga e ripaga,
sempre…”
Sen. Leo Leone
Leo, Cleto, Carlo, Alberto,
Rodolfo Leone, nasce il 4 giugno del 1893, alle ore 20:00, a Giulianova nella
casa posta in via Campo delle Fiere, odierna Via Migliori, quartogenito (dopo
Fernando, Rachele e Mario) del noto Maestro di Musica, Luigi Leone (pianista e
compositore, nato a Pomigliano d'Arco - Napoli nel 1854 e morto a Giulianova
nel febbraio 1927) e di Anna Buoni Algeste. Il mese successivo, l’Arciprete,
Berardo Pistilli, lo battezzerà a San Flaviano solo con tre nomi (Leo, Carlo e
Alberto). Da giovane liceale subisce la prima persecuzione per aver fomentato e
inneggiato all’anarchico Gaetano Bresci (l’autore dell’uccisione di Re Umberto
I). A soli 19 anni, si arruola volontario nel corpo della Regia Guardia di
Finanza, per la ferma di tre anni, è il 13 luglio del 1912, quando varca la
scuola allievi sottoufficiali di Roma. Nei primi mesi del 1913 viene trasferito
a Bologna, l’anno successivo a Napoli, e poi entra nella Scuola Allievi
Ufficiali di Caserta, viene nominato Sottobrigadiere e successivamente
trasferito a Messina. Il 25 maggio del 1915, a causa dell’entrata in guerra
dell’Italia, egli è già in zona di guerra. Tra l’inizio delle ostilità e la IX
battaglia dell’Isonzo, per la precisione sul Monte Fortin-Lucinico, il 4
novembre 1916, il suo XII battaglione viene impiegato per “passare” l’Isonzo;
l’impresa gli valse la nomina a Brigadiere. Tale nomina gli consentirà di
frequentare il corso di allievo ufficiale nell’arma di Fanteria, presso la
Scuola militare del XIII Corpo d’Armata sotto giurisdizione della III Armata,
comandata da Emanuele Filiberto Di Savoia, Duca d'Aosta. Nel settembre del 1916
è nominato Aspirante Ufficiale. Il 3 giugno del 1916, al comando di un gruppo
di uomini del 142° fanteria della Brigata Catanzaro, viene ferito e fatto
prigioniero nei pressi del Monte Cengio (Il 142° combatté con i Granatieri di
Sardegna, con le brigate Modena, Novara e Trapani sul monte Cengio, erano i
primi di giugno e la zona posta a sud dell’altopiano di Asiago venne attaccata
dal I° battaglione degli Schutzen da montagna di Lubiana che conquistarono il
Cengio (bottino 1400 prigionieri e 2 cannoni a lunga gittata. Seguì, pochi
giorni dopo, il ripiegamento degli austroungarici dal monte conquistato, e il
ritorno sulla linea delle truppe italiane). Dopo due anni di prigionia, (il
rimpatrio antecedente la fine delle ostilità (8 giugno 1918), con ogni
probabilità si trattò di uno scambio di prigionieri tra Austria e Italia. I
primi a tornare da ambo le parti furono i feriti e i non idonei al servizio
attivo, Leone infatti venne considerato “INABILE AL COMBATTIMENTO”) rivede la
sua terra solo l’8 giugno 1918, quando, rimpatriato come invalido di guerra,
viene messo in congedo definitivo nel 19° Fanteria. Questa terribile vicenda lo
segnerà per sempre, tanto che, nel 1933, darà alle stampe il suo primo ed unico
libro: K.U.K. romanzo di prigionia, con disegni di Francesco Nonni (Faenza
1885-1976) prigioniero con lui in Austria, per la casa editrice “Polemica” di
Bologna. In realtà, come scriverà l’editore nella prefazione, più che di un
romanzo, si trattava proprio di vita vissuta, una vera autobiografia di quei
terribili due anni passati nei lager, chiamati K.U.K. Kriegsgefangenenlager
(Campo di prigionia bellico), mentre l'acronimo K.U.K. stava per Kaiserlich Und
Königlich (imperiale e regio), ed era il prefisso di tutti gli enti che
facevano capo all'amministrazione pubblica austro-ungarica. Il volume si apre
con una dedica lapidaria dell’autore: “a tutti che odiarono e si dilaniarono su
tutti i fronti di battaglia; o imbestiarono in tutti i campi di concentramento:
questa “particola” di umanità e offerta”. Al ritorno in patria, la condizione
di estrema crisi in cui versava il paese, lo spingerà a cambiare la propria
vita che sarà votata all’impegno politico, in quel processo di decadimento
della vita pubblica e della crisi dello Stato liberale. Questo stato di cose lo
farà avvicinare al gruppo degli intellettuali vicini a D’Annunzio e al nascente
fiumanesimo. Riconoscendosi negli insegnamenti dei leader come Giuseppe Mazzini
e Carlo Cattaneo, decide di fondare una locale sezione repubblicana per la
realizzazione di quella società basata sul rispetto dei diritti umani e sugli
ideali liberali e socialisti. Intanto, insieme al fratello Mario e all’amico
Giulio Braga, apre una tipografia, nel 1920 che chiamano “T.A.L.I.A.”, acronimo
di Tipografia Artistica Libraria Industriale Abruzzese. Riprende gli studi per
diventare Avvocato e torna alla sua passione: scrivere. Inizia a collaborare
con la redazione milanese de “L’Italia antibolscevica”, insieme al collega
Francesco Manocchia, divenendo condirettore del periodico. Erano gli anni del
fiumanesimo e delle imprese d’annunziane. Poco dopo, lasciò la redazione de
“L’Adriatico degli Abruzzi” (settimanale politico-letterario-amministrativo,
edito a Giulianova dalla tipografia TALIA), del quale era condirettore insieme
a Livio De Luca, per approdare alla direzione de “L’Idea Abruzzese” che diverrà
organo regionale del fascismo abruzzese e del quale divenne Direttore con lo
pseudonimo di Germinale d’Alba. Durante le elezioni della primavera del 1921,
ne divenne Direttore (usciranno solo 5 numeri del periodico organo regionale
dei Fasci di Combattimento Abruzzesi) con lo pseudonimo di Germinale d’Alba,
per lo stabilimento Talia di Giulianova.
Intanto, il 23 aprile del 1922 a Canzano, conosce e
sposa, Adelaide De Nigris, che gli darà otto figli: Anna, Costanza, Luigia,
Fernando, Maddalena, Silvia, Fausto e Laura. Il 22 settembre del 1922, un
manipolo di giovani fascisti, impone al giovane avvocato giuliese lo
scioglimento della locale sezione Repubblicana, da lui fondata e intitolata
proprio al fratello, Fernando Leone, morto nella Prima Guerra Mondiale. Il
giorno stesso, l’avvocato pronunciò un commovente discorso, poi stracciò la
bandiera e ne consegnò un frammento ad ogni iscritto, nella speranza di poterla
un giorno ricomporre; ma poco dopo, nel ’26 il partito fu dichiarato
fuorilegge.
In un comizio a Chieti, sempre
introno ai primi degli anni ’20, ebbe come un sussulto di “verità”. Doveva
elogiare il movimento fascista ma espresse più di un dubbio sulla sua vera
natura, sino a definirlo liberticida. Non poté neanche terminare il discorso
perché fu letteralmente trascinato giù dal palco e percosso brutalmente, al
punto che dovette fingersi morto per sopravvivere, cospargendosi il volto del
sangue che la squadraccia gli aveva procurato. Fu quello l’episodio-svolta
dalla sua originaria derivazione politica.
Nel 1925 si laureò (nel 1927 si
iscrisse all’albo) e a 32 anni, come avvocato, si specializzò in diritto
penale. Molti suoi amici aderirono da subito all’antifascismo ed egli decise di
entrare nel Partito D’Azione, considerato da lui lontano sia dalle retoriche
cattoliche sia dall’influsso Comunista. Emblematica è la lettera che gli
scriverà l’antifascista e martire, Renato Vuillermin, il 15 marzo 1943: “tu hai
tenuto fede alla libertà. E vi tieni fede ora in momenti forse più difficili
perché tanto si è fatto per obnubilarne il sacro incanto agli occhi degli
Italiani, né è lontano il giorno in cui si dovrà pur rendere il dovuto omaggio
ad un manipolo oscuro di eroi, i quali, superando talvolta angosce, veramente
gravi per l’umana fralezza, hanno custodito intatto per i propri fratelli, al
fine di renderlo loro più splendente per il lavacro di tante oscure lacrime, il
tesoro delle libertà religiose, civiche, economiche e di pensiero”. L’amicizia,
tra Leone e Vuillermin, nacque sicuramente nel dicembre del 1942, quando
quest’ultimo fu arrestato, processato e inviato al confino proprio a Giulianova
(Esponente dell'Azione Cattolica e del Partito Popolare in Piemonte, tornato al
nord, dopo essere stato liberato in seguito al 25 luglio, fu incarcerato a
Savona dove venne fucilato dai nazifascisti, per rappresaglia ad un'azione di
sabotaggio partigiana, il 27 dicembre 1943). Dalle continue frequentazioni con De Marco e
Zacaria e con i giovani antifascisti locali: Capuani, Pultroni, Ridolfi,
Riccardo Cerulli ed altri, nasce l’idea sempre più forte di voglia di libertà.
Con Alessandro Pica, Abramo Esposito, Pasquale Di Odoardo, Lidio Ettorre, i
fratelli Franchi, ed altri, fondò il movimento clandestino “Italia Libera”.
A causa dell’attività
antifascista, fu tradotto in carcere a Pescara ma riuscì a fuggire e,
imbarcatosi, si diresse verso sud. Giunto, tra mille peripezie a Bari, assieme
ad altri antifascisti, con lo pseudonimo di “Ennio e Glauco” trasmetteva
numerosi programmi, in primis “Italia Combatte”, rivolto soprattutto alla
popolazione che era al ridosso del fronte, con svariate notizie: testimonianze,
azioni di guerriglia, attività antifasciste e informazioni per le formazioni
partigiane.
A liberazione avvenuta, riprese
l’attività politica con il Partito Repubblicano. Sempre nelle file
repubblicane, nel 1946 (poi anche nel 1962), fu eletto consigliere comunale. Ma
già il 23 febbraio del 1946, aderì al PCI, uscendo fuori da un partito alla
deriva, dilaniato da continue liti e divisioni interne tra i radicali
democratici e l’anima socialista. Il 2 marzo dello stesso anno, il PCI gli
affidò la direzione dell’ufficio legale; gli avversari lo consideravano:
l’Avvocato degli straccioni, per via dei continui patrocini alla povera gente.
Intanto il PCI lo farà candidare alle elezioni provinciali del 1951, nel
collegio di Notaresco (con 3.219 voti sarà eletto alla provincia a discapito
del democristiano Pirocchi 3.151). Sul finire degli anni ’50, intreccerà una
relazione con la giuliese Amina Rossi, nota sarta in attesa della separazione
dal marito, Alberto Di Marco, poi emigrato in Belgio. Galeotto fu l’incontro
nel suo studio, dove appunto gli stava seguendo proprio la sua pratica. Da
questa relazione nacquero due figli che porteranno il cognome del Di Marco:
Laura Margherita (1949-1956), scomparsa prematuramente per malattia e Carlo
nato nel 1952. Intanto il PCI abruzzese e molisano lo fa eleggere Senatore
della Repubblica per due legislature: la II° (25 giugno 1953-11 giugno 1958) e
la III° (12 giugno 1958-15 maggio 1963), attraversate da ben 11 governi
democristiani (De Gasperi, Pella, Fanfani, Scelba, Segni e Zoli per la II° e
Fanfani, Segni, Tambroni, Fanfani e di nuovo Fanfani per la III°) e con ben tre
Presidenti della Repubblica (Luigi Einaudi, Giovanni Gronchi e Antonio Segni).
Fece parte della 2° Commissione permanente Giustizia e per le autorizzazioni a
procedere. Eletto nel collegio "Abruzzi e Molise", fece sempre parte
del Gruppo Comunista (tranne nel periodo 25 giugno 1953 - 23 febbraio 1954
quando era membro del gruppo di Indipendenti di sinistra). Molti i disegni di
legge proposti e numerose le sue interrogazioni parlamentari orali e scritte.
Fece parte della Commissione speciale per l’esame del disegno di legge recante
provvedimenti straordinari per l’Abruzzo, nel 1958/1959 e per la Capitale nel
1962. Nel 1957 si occupò, in sede parlamentare, dei moti del 1957 a Sulmona, contro il
trasferimento del Distretto Militare a L'Aquila e della crisi della Valle
Peligna. Presentò la relazione, per la minoranza, sulla domanda di
autorizzazione a procedere contro il Sen. democristiano Pier Carlo Restagno,
accusato di concorso in peculato in relazione all’affare Poligrafico di Stato
nel 1957 e nel 1958 contro il Sen. Ragno.
Per conto del PCI fu incaricato
di prendere parte al collegio di difesa nel disastro della miniera di
Marcinelle (8 agosto 1956), nei pressi di Charleroi in Belgio. Dopo l’attività
parlamentare riprese l’attività politica locale e la professione forense,
finché, alla veneranda età di 79 anni (mancava solo un mese al compimento degli
80 anni) morì a Teramo il 15 maggio 1973.
I funerali, celebrati nella
Chiesa della Natività di Maria Vergine di Giulianova, videro la presenza di
numerose autorità civili e militari. Oltre alle esequie religiose, ci fu anche
un orazione civile da parte di numerosi esponenti tra i quali: Romolo Trifoni
allora sindaco della città; l’Avv. Alberto Valente, a nome del Consiglio
dell’Ordine degli Avvocati di Teramo; l’On. Luigi (Tom) Di Paolantonio,
compagno di partito. Mentre in Consiglio Comunale il discorso di commiato fu
fatto dal vicesindaco, Antonio Franchi. Nella 159° seduta pubblica della IV°
legislatura al Senato, del 24 maggio 1973, il Sen. Claudio Ferrucci, del PCI;
il Ministro di Grazia e Giustizia, Guido Gonnella e la Senatrice, Tullia
Romagnoli Carettoni, a nome della Presidenza del Senato, all’apertura dei
lavori, presero la parola per un breve commiato per l’Avv. Leone. Tutti gli
interventi citati, sono stati riportati per intero nel 30° anniversario della
liberazione (25 aprile 1945-25 aprile 1975), nel libro-ricordo edito dal Comune
di Giulianova, tal titolo In memoria di Leo Leone.
A conclusione di questo breve
profilo, credo si debba valorizzare ancora di più questo nostro concittadino,
per l’esempio di dedizione al lavoro e all’impegno civile verso i ceti meno
abbienti. Una persona che ha dato, in tutti settori, ampia dimostrazione che
con umiltà e serietà, si possono fare grandi cose per la propria comunità.
Molti storici locali si sono dibattuti sulla sua adesione alle idee fasciste,
per via delle sue collaborazioni giornalistiche con alcuni periodici locali e
nazionali, durante l’ascesa al potere di Benito Mussolini. Sinceramente non
sono in grado di affermare quest’ultima tesi, anche perché molti fatti da me
citati sono di tutt’altro genere. Credo sicuramente che in quel periodo Leone
avesse a cuore le sorti del proprio paese e aveva intuito che bisognava dare il
proprio contributo all’elevazione morale della propria gente, per sconfiggere
la dilagante anarchia. Oggi la città lo ricorda con una via a lui dedicata
(nella zona nord – ridosso della ferrovia), sinceramente troppo poco. Il mio
breve saggio (di sicuro non esaustivo) vuole essere uno pungolo per studiare e
approfondire la vita e le opere del Sen. Leone, soprattutto tra le giovani
generazioni. Propongo, in occasione del 150° anniversario dell’Unità d’Italia
(1861-2011) di ristampare in copia anastatica il suo romanzo: K.U.K. romanzo di
prigionia, per poi farne opera di divulgazione attraverso le scuole.
Per le informazioni ricevute si
ringrazia: Carlo Di Marco, Fausto Leone e Fernando Leone, figli; Don Domenico Panetta, Parroco
di San Flaviano; Ottavio Di Stanislao, Archivio di Stato di Teramo; Sandro
Galantini, Direttore della Biblioteca “Padre Candido Donatelli”; Donatella
Neri, Libreria del Senato di Roma e Adele Crocetti, ufficiale stato civile;
Giovanni Dalle Fusine e Alessandro Gualtieri, rispettivamente: Direttore e Direttore editoriale del sito web:
www.lagrandeguerra.net
Bibliografia: AA.VV., In Memoria
di Leo Leone, Comune di Giulianova, 1975; Leo Leone, K.U.K., romanzo di
prigionia, Polemica casa editrice, Bologna, 1933; AA.VV., Renato Vuillermin e
l’antifascismo cattolico, Rivista abruzzese di studi storici dal fascismo alla
resistenza, L’Aquila, 1981; Riccardo Cerulli, Giulianova 1860, Abruzzo Oggi,
Teramo, 1968; Luigi Ponziani, Due secoli di stampa periodica abruzzese e
molisana, Interlinea, Teramo, 1990; Aldo Marroni, Catalogo dei periodici
abruzzesi posseduti dalla Biblioteca civica “Vincenzo Bindi” di Giulianova,
l’Officina, Roseto Degli Abruzzi, 1984; Sandro Melarangelo e Marisa Di Pietro,
Storia dei Comunisti teramani 1921-1991, Lei, Sant’Omero, 1997; a cura di
Gianni Oliva, Giornali e riviste in Abruzzo tra ottocento e novecento, Bulzoni,
Roma, 1999; Sandro Galantini, La stampa periodica a Giulianova dall’età
giolittiana al Ventennio, in Rivista “Madonna dello Splendore” n° 20, Braga,
Giulianova, 2001; Cesare Marcello Conte, Giuliesi, brava gente. I Braga
tipografi a Giulianova, in rivista “Madonna dello Splendore” n° 18, Braga,
Giulianova, 1999. Tito Forcellese, Pietro De Dominicis, amministrazione e
politica nell’Abruzzo democristiano, Rubbettino, Soveria Mannelli (CZ), 2008.
Luigi Ponziani, Notabili, combattenti e nazionalisti. L'Abruzzo verso il
fascismo, Franco Angeli, Milano, 1988. AA.VV. La nascita del comune moderno e
del Ministero dell’Interno nell’Italia Meridionale 1806-1815, Rivista Abruzzese
di ricerche storiche – Archivio di Stato di Teramo, Media Edizioni, Mosciano,
2007.
Fonti archivistiche: Archivio
comunale della Città di Giulianova, Archivio Parrocchia di San Flaviano;
Archivio del Senato della Repubblica, Libreria del Senato, Archivio di Stato di
Teramo e Archivio privato De Berardinis.
Fonti da sitografia:
www.senato.it, www.giulianovaweb.it e www.lagrandeguerra.net
Copyright © Walter De Berardinis
Il materiale presente è utilizzabile
esclusivamente citando l’autore e la fonte.








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